Il legame tra Como e la seta è così stretto che per molti, nel mondo, il nome della città è sinonimo di tessuto pregiato. Il territorio comasco ebbe una vocazione tessile fin dal Medioevo, quando si lavorava soprattutto la lana; l’industria serica cominciò a diffondersi verso la fine del Quattrocento.
Un filatoio del 1510
Secondo la tradizione, la storia comasca della seta comincia con Pietro Boldoni da Bellano, che nel 1510 avrebbe impiantato in città un filatoio. Un altro pioniere fu Pagano Merino, che avviò un’impresa di drappi di seta e ricevette dalla città un premio di 400 lire. Nel Settecento la produzione diventò industriale: filande e laboratori di tessitura si moltiplicarono in tutto il territorio.
Il paesaggio dei gelsi
Per nutrire i bachi servono le foglie del gelso, e la campagna cambiò volto: nel 1840 il 93% della superficie asciutta coltivata nella Brianza comasca era coperta di gelsi. Da un solo bozzolo si ricava un filo di circa 1.500 metri, che viene dipanato e unito ad altri prima della tessitura. Agli inizi del Novecento la città era ormai una capitale: nel 1904 i telai comaschi erano quasi 8.000, l’82% di quelli italiani.
Nel 1904 a Como c’erano quasi 8.000 telai: l’82% di quelli di tutta Italia.
La scuola e il museo
Il 5 aprile 1868 il Comune fondò la Scuola Comunale di Setificio, per dare alla città tecnici preparati: è l’attuale Istituto “Paolo Carcano”. Negli anni Cinquanta del Novecento, con la concorrenza asiatica, gelsi e bachi scomparvero dalle campagne e l’industria comasca si specializzò nella lavorazione e nella finitura della seta grezza importata, la strada che l’ha portata a lavorare per le grandi firme della moda.
Per scoprire questa storia si può visitare il Museo didattico della Seta, aperto nel 1990 nei locali del Setificio in via Castelnuovo: espone macchine originali per l’allevamento dei bachi, la preparazione del filato, la tessitura, la tintura e la stampa, insieme a manifesti pubblicitari in stile Liberty. A Villa Sucota, sul lago, il Museo Studio del Tessuto della Fondazione Antonio Ratti conserva oltre 3.300 tessuti e più di 2.500 volumi.
Fonti: it.wikipedia.org, italia.it, lombardiabeniculturali.it, incuriosire.it