Giuseppe Terragni nacque a Meda il 18 aprile 1904, figlio di un costruttore, e da ragazzo si trasferì a Como per studiare. Si laureò il 16 novembre 1926 alla Scuola Superiore di Architettura di Milano e l’anno dopo aprì a Como uno studio con il fratello ingegnere Attilio. Nel dicembre 1926, con Figini, Pollini, Libera, Frette, Larco e Rava, firmò il primo documento del razionalismo italiano: nasceva il “Gruppo 7”.
Il “Transatlantico”
La sua prima opera realizzata è il Novocomum (1928-29), in viale Sinigaglia. Terragni aveva 23 anni quando ricevette l’incarico e, per paura di un rifiuto, presentò disegni diversi da quelli poi costruiti. Una commissione presieduta da Piero Portaluppi stabilì che l’edificio non offendeva il “decoro del luogo”. In origine aveva facciate color nocciola con rientranze arancione vivo; un restauro del dopoguerra lo rivestì di piastrelle bianche, ma oggi è tornato ai colori originali. I comaschi lo chiamano “Transatlantico”.
La Casa del Fascio
L’opera più celebre è la Casa del Fascio (1933-36): pianta quadrata di 33,20 metri di lato e altezza di 16,60 metri, esattamente la metà, con rivestimento in calcare di Botticino e vetrocemento. Il critico Bruno Zevi la considerò una pietra miliare dell’architettura moderna europea. Oggi ospita un comando della Guardia di Finanza.
Altezza esattamente metà del lato: la Casa del Fascio è un cubo dimezzato, misurato al centimetro.
Da Erba all’Asilo Sant’Elia
Terragni firmò anche il Monumento ai Caduti di Erba (1926-32), che definì il primo monumento ai caduti moderno d’Italia, l’Asilo Sant’Elia (1936-37), pensato con grandi vetrate per dare luce e aria ai bambini, e Casa Giuliani Frigerio (1939-42), l’ultimo capolavoro completato. Con Pietro Lingeri progettò il Danteum, un edificio allegorico dedicato a Dante con un percorso a spirale.
Lavorava spesso di notte, con il gatto sdraiato sui disegni; in cantiere, ricordava Alberto Sartoris, spaccava a martellate le lastre di facciata difettose. Richiamato alle armi, fu mandato in Jugoslavia e poi in Russia, da dove tornò stremato. Morì a Como il 19 luglio 1943, a 39 anni.